Citazioni su Dario Buccino

ITA/ENG


“E allora, oggi, la mano la scorgo spiegare le linee, ordire pazienza” è un'opera sorprendente – nel senso profondo ed elevato del termine. Dal 1978, dalle Variations VIII di John Cage, nessun compositore aveva più saputo penetrare a un punto tale la dimensione del sorprendente, neanche John Cage.
Heinz-Klaus Metzger, 1994

Con “E allora, oggi, la mano la scorgo spiegare le linee, ordire pazienza” [Dario Buccino] è riuscito a parametrizzare il dolore.
Heinz-Klaus Metzger, 1994

L'azione pluridimensionale, pluriparametrale, è spinta a un punto tale che perfino il respiro, che nel pianoforte, diversamente dal canto, normalmente non conta, invece qui conta, ed è anche composto. Dunque il ricorso al proprio corpo mi sembra centrale, nel lavoro di Dario Buccino, come modo [...] di negare l'industria culturale con le sue astrazioni.
Heinz-Klaus Metzger, 1997

Metzger giustamente dice che Buccino è l'unico compositore che ha veramente preso sul serio l'imperativo di Franco Evangelisti: comporre solo se si è certi di essere in grado di creare non più soltanto una nuova musica, ma un vero nuovo mondo sonoro. In effetti il vero nuovo mondo sonoro di questo ultimo quarto di secolo è sicuramente solo quello di Dario Buccino.
Paolo Emilio Carapezza, 2011

Corrisponde perfettamente il massimalismo espressionista concreto di Buccino al massimalismo espressionista astratto di Incardona: si oppongono entrambi al minimalismo di Reich, e ancor più a quello di Glass.
Paolo Emilio Carapezza, 2009

Sollecitata variamente con tutto il corpo, [la lamiera HN] ne diventa eloquente protesi sonora: le vibrazioni partono dal corpo, la lamiera le rende udibili. L’interprete, come sciamano, deve “accendersi”: la lamiera propaga l’incendio a chi ascolti. La disciplina formale potenzia l’espressione. 
Paolo Emilio Carapezza, 2009

Nei suoi trentacinque minuti di durata l’opera di Dario Buccino “E allora, oggi, la mano la scorgo spiegare le linee, ordire pazienza” (per violinista e vocalista; 1993-94) espone il fruitore a qualcosa di storico-stilisticamente capitale, ulteriore rispetto a tutto quanto raggiunto in precedenza dall’umanità e ancora insuperato. Non Roy Hart, Cathy Berberian, Demetrio Stratos, non Diamanda Galás, David Moss o Fatima Miranda hanno prodotto un documento vocale-esistenziale di tale scorticante nudità.
Stefano Lombardi Vallauri, 2011

Buccino appartiene a quel tipo di artisti, comune a partire da Baudelaire e caratteristico del ‘900 ma sempre meno probabile nell’asintotico esaurimento del moderno, che non si limitano a pensare nuove forme all’interno della loro arte, ma di questa modificano l’assetto estetico-sistemico.
Stefano Lombardi Vallauri, 2011

Buccino ha sviluppato un sistema di notazione originale [...] dove i simboli musicali sono integrati da indicazioni sull'atteggiamento propriocettivo, le azioni fisiche da attuare durante la performance [...] e soprattutto le esperienze percepite nel suonare. In questo senso, Buccino si spinge oltre la “musica intuitiva” di Karlheinz Stockhausen [...], le note Maulwerke di Dieter Schnebel [...] e la “musica concreta strumentale” di Helmut Lachenmann, e radicalizza un approccio [...] in cui, a tutti i livelli, la forma [...] deriva dal rapporto fisico esclusivo che si crea tra l’interprete e il suo strumento.
Stefano Lombardi Vallauri, 2014

Buccino […] estraendo dunque gli eventi sonori da ogni minimo moto del corpo umano, ne distilla la verità più profonda e nascosta.
Pietro Misuraca, 2009 

Demone solare, autore di partiture ricche di dettagli inediti, tutti concentrati sull’atto fisico dell’esecutore [...]. Percorso impervio o impraticabile per chi si è concentrato sempre sul suono; riscoperta di una fisicità dimenticata, per altri, obbliga a disimparare quanto appreso in anni di specializzazione, come rivelava Heinz-Klaus Metzger [...] in una conferenza su Buccino tenuta a Palermo nel 1997.
Giovanni Damiani, 2009

[...] lui predispone tutto al millesimo, ma il luogo dove atterrerai – tu, lui, chiunque sia lì nell'hic et nunc –, il qui e ora che dà le iniziali al suo sistema compositivo (Sistema HN®) deve essere inconoscibile fino al momento del presente assoluto che si darà solo nel momento in cui si deve dare, il presente unico che ogni istante coscienziale offre all’umano. L’"atto corporale acustificato", l’evento, la percezione, il riverbero interiore emotivo dell’esecutore, quello dell’uditore/visore sono distinzioni del linguaggio, da cui Dario a massima intensità mira a portarti fuori, a farti deragliare, catapultandoti nel presente in cui sei. 
Alessandro Rossi, 2020 

Il Sistema HN è qualcosa di aperto per definizione, è un anti-sistema in qualche modo. In questo si respira una libertà, una forza che io trovo rarissima, oggi in particolare.
Giovanni Maderna, 2008